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Acquarello

  • Immagine del redattore: Rossella Buscemi
    Rossella Buscemi
  • 1 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Omaggi a Tranquillo Cremona


Questo articolo sarà un taccuino di appunti.

Mi trovo all’interno di un percorso stupendo di apprendimento delle tecniche pittoriche che credo non finirà tanto presto, anzi spero proprio non finisca finché avrò voglia di dipingere.

Mi è venuto il desiderio di mettere nero su bianco quanto ho appreso fino ad ora sulla tecnica dell’acquarello.

Prima di tutto inquadriamo la materia. Il quadratino di colore che acquistiamo è composto da pigmento e gomma arabica, che è un legante naturale ottenuto attraverso l’incisione di alcuni alberi (di Acacia); l’albero produce questa resina per curare la propria ferita che nella stagione più secca si solidifica e viene quindi raccolta dall’uomo. Storia un po’ triste…

Alcune volte viene aggiunto del miele, glicerina o sciroppi per rendere la materia più brillante e fluida, ma bisogna fare molta attenzione a questo tipo di prodotti perché potrebbero essere la causa della creazione di muffe sul dipinto.

I pennelli devono essere super morbidi, la forma deve permettere di trattenere “in pancia” una quantità di acqua sufficiente e avere nello stesso tempo una bellissima punta “affilata” per le parti di maggiore dettaglio. Da sempre i pennelli per acquarello sono fatti di pelo di martora; oggi comunque esistono anche validissime alternative sintetiche di alta qualità.

Materiale importante, se si vogliono ottenere risultati soddisfacenti, è la carta. Questa deve avere al suo interno un minimo di cotone, più ce n’è, meglio è! Le migliori, ovviamente, sono 100% cotone. I motivi sono diversi. Il cotone ha una maggiore e più uniforme assorbenza dell’acqua, si evitano quindi, più facilmente, le macchie irregolari. Ha una struttura più robusta su cui si può lavorare meglio con le velature e sfumature, restituendo colori più luminosi e profondi.

Infine, altri materiali da preparare sono, ovviamente, l’acqua, in barattoli abbastanza capienti e da cambiare regolarmente quando diventa torbida; uno straccetto su cui asciugare il pennello dal colore e dall’acqua in eccesso; la carta igienica...ti dirò più in là a cosa serve.

E ora passiamo alla pittura vera e propria. Il colore, come sappiamo, deve essere diluito con l’acqua.

Si procede per strati, dal più leggero al più intenso. Il colore bianco nell’acquarello non esiste, ogni parte bianca della nostra opera è semplicemente il foglio lasciato non dipinto.

Nell’acquarello è essenziale avere ben chiaro in mente il risultato finale, quello che si vuole ottenere; questa tecnica, ahimè, non consente ripensamenti. Quindi lasciare chiare le parti in luce e dipingere con più intensità tutto il resto (prima regola).

Dicevamo che si procede per strati dal più chiaro al più intenso, sovrapponendo il colore quando lo strato precedente è ben asciutto (seconda regola).

Questa è una regola particolarmente importante per chi si avvicina da poco all’acquarello. Quando si lavora con la tecnica del bagnato su bagnato, infatti, la pennellata successiva può sollevare il colore sottostante, arrivando persino a danneggiare la superficie del foglio. Quando si avrà una maggiore padronanza, allora si potranno ricercare delle sfumature di colore più morbido, con colori che si fondono tra loro senza bordi netti, ottenendo atmosfere più leggere. All’inizio è meglio evitare.

La leggerezza del colore, però, deve essere un obiettivo da perseguire anche nei primi lavori, altrimenti si snatura la tecnica dalla sua caratteristica essenziale. Lasciare che il colore trovi la sua strada da solo: dare delle indicazioni ma poi lasciare che si depositi sul foglio senza “lavorarlo molto”. Acqua e libertà! Forse è proprio per questo che l’acquarello mi piace così tanto (terza regola).

Se in un secondo momento dovessimo ritenere necessari alcuni aggiustamenti, conviene lasciare asciugare il lavoro e intervenire successivamente con un nuovo strato di colore. In alternativa, si può correggere subito, finché il colore è ancora bagnato, utilizzando della carta igienica, che è tra i materiali più delicati e assorbenti: per rimuovere il colore sarà sufficiente tamponare più volte con leggerezza.

È importante ricordare di lavorare, nelle fasi iniziali, con toni leggeri e trasparenti, finché l’opera non avrà trovato la sua impostazione definitiva. Solo a quel punto sarà possibile procedere intensificando i valori e scurendo le zone d’ombra, così da costruire volumi e contrasti in modo graduale ed armonioso.

È richiesta un po’ di disciplina all’inizio, soprattutto nel rispettare le varie fasi del lavoro; in seguito, però, questo processo diventerà del tutto naturale e spontaneo.

Fammi sapere se dipingi già ad acquarello o se ti piacerebbe iniziare questo percorso.

Ti leggo con piacere.



 
 
 

1 commento

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Calogero
01 mag

A mio modesto parere risulta del tutto evidente che quanto tu scrivi nasca da una sapiente miscellanea tra passione, studio, ricerca e impegno.

Molto interessante. Bravissima!

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